I primi sei mesi di Max

Massimiliano Allegri è un tipo coraggioso.

Non è da tutti subentrare il 16 luglio alla Juventus, dopo il record di punti della squadra nel campionato precedente, con un intero popolo calcistico che ha appena finito di versare le lacrime per l’addio di Antonio da Lecce e ha cominciato a versarne di nuove a causa del suo arrivo.

No, Max non era il benvenuto per i veleni e gli sfottò di muntariana memoria.

Massimiliano Allegri è un tipo furbo.

Si è messo a disposizione della società dal primo minuto, aziendalista ma con il carisma e l’ironia da livornese, a modo suo insomma. Senza pretendere, ma con la voglia di dimostrare.

Mentre molti si preoccupavano della sconfitta contro il Lucento (eccellenza piemontese) alla prima amichevole stagionale, lui pensava ad un esordio ben più importante, quello del 30 agosto.

Un allenatore “straordinariamente” normale quindi, che ha cominciato il campionato come la Juventus lo aveva finito lo scorso anno, vincendo. E all’inizio ha vinto non stravolgendo quasi nulla, con lo stesso sistema di gioco, affidando ad un superlativo Marchisio la cabina di regia visto l’infortunio di Pirlo.

Poi sono arrivate le prime critiche: le sconfitte di Champions e la beffa contro il Genoa hanno riportato Allegri all’inferno nonostante il buonissimo avvio.

E allora lui, con grande prontezza, ha cambiato: difesa a 4 e trequartista (Vidal o Pereyra). Il risultato? Vittoria fondamentale in Champions contro l’Olympiacos e 7 gol al Parma. Da qui in poi primato in campionato sulla Roma (+3) e un ottavo di Champions da giocare contro un Borussia Dortmund ultimo in Bundesliga.

In mezzo anche la delusione di Supercoppa contro il Napoli, persa ai rigori. Galeotto fu, secondo molti addetti ai lavori, il cambio di Pirlo al 67’ con di Pereyra e il conseguente pareggio del Napoli un minuto dopo. Ciò che non si evidenzia è che dal gol del Napoli la Juve è tornata a dominare, meritando di vincere per il resto dei novanta minuti e per gran parte dei supplementari, ma tant’è.

Il problema è purtroppo questo:  Massimiliano Allegri ha un credito infinitamente minore rispetto all’allenatore precedente e al primo mezzo passo falso si esaurisce subito visto il livello delle annate precedenti.

I primi sei mesi di Allegri rimangono dunque di altissimo spessore, soprattutto pensando agli infortuni patiti dall’inizio dell’estate: uno su tutti Andrea Barzagli, che non ha praticamente mai calcato il campo.

La certezza è una sola, a prescindere da come proseguirà la stagione, Massimiliano da Livorno sa quello che fa.

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