L’IMBARAZZO DI UNA SENTENZA ESEMPLARE

Quando i precedenti vengono trattati solo con delle multe, quando i fatti si riferiscono ad uno stadio che non è il tuo, quando in una sentenza vengono usate parole come “credibilmente”, quando non basta una giornata di squalifica, ne servono ben due, allora sorge il dubbio che ci sia qualcosa che non quadra.

Dopo le due giornate di squalifica comminate dal Giudice Sportivo Tosel alla curva sud dello Juventus Stadium, la sgradevole sensazione è che ci fosse la necessità di un provvedimento di forte impatto mediatico, ingiustificato dal punto di vista dei precedenti, se è vero che di solito il lancio di bombe carta non è nemmeno sanzionato, se non con delle multe di poco conto.

L’attuale giudice sportivo, il cui compito è di certo ingrato, si è spesso distinto per decisioni che strizzano l’occhio ai media, specialmente quando c’è la Juventus di mezzo. Ricorderete i 10.000 euro di multa per il coro “merda” da parte dei bambini in curva. Eppure queste sentenze “popolari”, non consolidano certo la credibilità delle istituzioni di giustizia sportiva, semmai la minano. Rimane infatti evidente l’incoerenza di fondo rispetto ai numerosi precedenti e l’incostanza dei provvedimenti.

Certo non vogliamo affatto sottostimare la gravità di quanto avvenuto, però è già grave e paradossale che in 10.000 debbano perdere il loro diritto di andare allo stadio per colpa di uno o due individui che hanno fatto qualcosa che non dovevano. Come può venire in mente al signor Tosel di estendere a due il numero di giornate a curva chiusa? Rendiamoci conto del fatto che il principio di responsabilità oggettiva nel calcio ed in particolare in casi limite come questo, è qualcosa che sta al limite del tollerabile, sarebbe  bene non abusarne. Quanto è imbarazzante in un paese civile che ci siano ancora casi di giustizia “sommaria” come questi? Perchè nel 2015 non è ancora possibile arrestare chi si macchia di tentato omicidio (a me questo sembra tirare un ordigno esplosivo in mezzo alla folla) invece di “squalificare” un settore intero formato da decine di migliaia di clienti/tifosi?

Chissene. L’opinione pubblica esige il suo tributo ed è ciò che avrà. Due giornate, con conseguente e fisiologico ricorso da parte della società. Che forse avrebbe potuto dare un segnale rinunciandovi, ma ci sono alcuni distinguo da fare: non si tratta di pochi fottuti idioti in questo caso bensì di un fottuto idiota, forse due. Si tratta di un gesto sì violento ma che proprio per la sua natura non può essere così facilmente addossato ad un intero settore. Si tratta in fine di qualcosa che “credibilmente” è stata fatta da un abituale occupante di quella curva, in un altro stadio, non di uno striscione esposto lungo tutta la curva da tantissimi fottuti idioti.

L’IDEA CHE PIACE A RAIOLA E ALLEGRI: BALOTELLI ALLA JUVE A COSTO ZERO

ominciamo subito col dire che quella che segue non è una notizia di mercato, ma una semplice idea che ci è balenata in testa ragionando sotto l’ombrellone. La Juventus ad oggi deve trovare un attaccante che sostituisca Morata e che abbia le caratteristiche giuste per completare il reparto offensivo bianconero. Allo stesso tempo Mario Balotelli, 26 anni appena compiuti e un passato da presunto campione mai esploso, cerca squadra ed è in attesa di capire da dove ripartirà la sua carriera.

E se la Juventus prendesse Balotelli a pochi euro, magari facendo addirittura pagare lo stipendio al Liverpool? Potrebbe essere un’operazione praticamente a titolo gratuito che si rivelerebbe supervantaggiosa sia per i bianconeri che per il giocatore e per lo stesso Liverpool. In primis l’attaccante nativo di Palermo conosce e apprezza molto Massimiliano Allegri. Con lui l’ex promessa dell’Inter ha realizzato una cifra monstre 22 gol in 35 partite complessive, a cavallo tra il 2012 e il 2013, con una media di una rete ogni 135 minuti. Numeri da capogiro, per altro ottenuti in un Milan non esattamente all’altezza della situazione. Allegri sa sicuramente farsi ascoltare da Balotelli, ne sa sfruttare le caratteristiche positive e limitarne i difetti. Inoltre, c’è da dire, che l’ultimo Balotelli in campo è meno anarchico e più disposto al dialogo e al sacrificio, probabilmente ha capito che se non comincia a dare tutto in campo, anche in ripiegamento difensivo, rischia di non trovare più posto in squadre di alto livello.

Balotelli ha fatto male nelle ultime 2-3 stagioni, ma le colpe sono tutte sue? Si è ritrovato a giocare in un Milan che rimane puntualmente fuori dall’Europa League e in uno dei Liverpool più deludenti degli ultimi anni. Per quanto possa aver deluso le aspettative, in una Juventus dove tutto gira a meraviglia potrebbe ritrovare gol e motivazioni. All’inizio partirebbe dalla panchina, come terza o quarta punta dell’organico di Allegri, poi se riuscirà a raccogliere ogni occasione potrà tentare di togliere il posto da titolare a Mandzukic. La Juve rischia pochissimo: deve solo sacrificare uno slot nella rosa, per il resto se non dovesse comportarsi adeguatamente potrà sempre preferire altri giocatori nel ruolo di titolare.

L’idea piacerebbe sicuramente a Raiola, che con la Juventus ha un ottimo rapporto e sarebbe felicissimo di vedere insieme Pogba e Balotelli nella squadra più forte d’Italia. Il Liverpool si toglierebbe l’impiccio di un giocatore che non rientra più nei quadri tecnici del club e qualora i bianconeri dovessero riscattarlo nella prossima stagione potrebbe anche recuperare qualche milione di euro.

Il problema principale è il rapporto di Balotelli coi tifosi della Juventus, per nulla tenero da almeno 5-6 anni a questa parte. Ma Balotelli arriverebbe come riserva, senza grossi proclami da parte della società e con la forte sponsorizzazione di un allenatore come Allegri di cui la tifoseria si fida ormai ciecamente. Lo stesso Nedved, grande amico di Raiola, potrebbe garantire per l’ex milanista. Insomma, potenzialmente potrebbe trattarsi di un colpo che farebbe contenti tutti. Anche Boninsegna arrivò in bianconero da nemico storico e fu determinante per la vittoria dello scudetto. Perché non riprovarci tanti anni dopo?

LICHTSTEINER: “SONO IN GRAN FORMA, CONTRO IL CHIEVO E IL CITY…”

Ripartire in campionato, con un occhio già alla Champions. La Juventus è a caccia dei primi tre punti in Serie A, ma alle porte c’è anche l’esordio nella massima competizione europea. Stephan Lichtsteiner, intervistato da Tuttosport, parte proprio dalla gara di Coppa: “Si tratta di un match di Champions, per cui è indubbiamente molto importante. In Champions ogni partita è difficile ed equilibrata e anche le squadre piccole sono ben organizzate e possono rendere la vita difficile alle big come City o Juventus. Sterling? E’ un grande giocatore, non bisogna mai lasciargli troppo spazio perché è molto veloce e bravo nell’uno contro uno. E’ importante stargli il più vicino possibile”.

La Juventus ha la possibilità di ripetersi in Europa? Il terzino svizzero è convinto di sì: “Abbiamo il dovere di crederci, ma quest’anno sarà certamente più difficile, perché dopo la finale dell’anno scorso ora tutti ci conoscono e ci aspetteranno”. Inizio di campionato complicato per i bianconeri: “E’ il calcio. Contro l’Udinese abbiamo avuto 6-7 occasioni da gol, loro una e ci hanno punito. La seconda partita è stata contro la Roma, è un big match come City-Chelsea, quindi il risultato è sempre imprevedibile. Ma sono fiducioso che ci riprenderemo. Come sto? Adesso mi sento in gran forma. La prossima gara sarà contro il Chievo, partita molto delicata, perché veniamo da due sconfitte”.

LIBERO RIVELA: “QUESTO È IL CENTROCAMPO CHE VUOLE MAROTTA PER L’ANNO PROSSIMO”

Libero si sofferma stamane sul mercato della Juventus. Massimiliano Allegri ha chiesto alla sua dirigenza di non smantellare la squadra e anzi di rinforzarla per tentare l’assalto al sesto titolo di fila e soprattutto alla Champions League. Si parte dalla conferma di Paul Pogba e quindi si cercherà di portare a Torino Andrè Gomes, talentuoso centrocampista spagnolo del Valencia. Marotta si è messo subito al lavoro. Oggi – riporta il quotidiano – a Milano è previsto un incontro con il presidente del club spagnolo. Il calciatore è anche nelle mire degli inglesi del Chelsea di mister Conte e del Manchester United che nella prossima stagione sarà allenato da Josè Mourinho. Due vecchie conoscenze delcalcioitaliano. Il prezzo fissato dal Valencia è quello della clausola rescissoria (45 milioni),ma a 40 si può chiudere. Andrè Gomes è una mezzala, classe 1993 con un gran fisico, buon tiro e ottimi inserimenti, che all’occorrenza può giostrare anche da trequartista. La Juventus vuole investire su questo giocatore a prescindere dal futuro di Pogba. L’idea, anzi, è quella di costruire un centrocampo con il francese, con Andrè Gomes e Khedira, in attesa del ritorno di Marchisio. La concorrenza dei due club inglesi però è molto forte. Soprattutto quella del Manchester United che, se dovesse essere allenato veramente dallo Special One, potrebbe contare sul fatto che il tecnico portoghese ha lo stesso agente del centrocampista del Valencia: Jorge Mendes.

L’EX DIRIGENTE DELL’ATALANTA SCRIVE SUL WEB: “VI DICO I VERI COLPI DI JUVE E NAPOLI”

Diciamo la verità, l’incertezza delle strategie di mercato, ha, finora, regnato sovrana sulla programmazione della finestra invernale, delle grandi squadre in lotta ai vertici della classifica di Serie A. Avevamo tutti sperato, che il grande equilibrio che regna quest’ anno nella lotta per lo Scudetto e per la Champions League, avrebbe generato un inizio di calciomercato scoppiettante, con le squadre in lotta per il titolo pronte a scatenare una bagarre furibonda per accaparrarsi subito il fuoriclasse in grado di fare la differenza nel girone di ritorno.

Invece, sorprendentemente, niente di tutto questo è avvenuto. Le prime tre settimane del mercato pedatorio di gennaio, ci lasciano sbigottiti e delusi di fronte all’ impossibilità, denunciata dalle big del nostro campionato, di concludere, finalmente, la fitta ragnatela di trattative intessute fin dagli ultimi mesi dello scorso anno.
Per i primi di Gennaio, ci aspettavamo di veder sbarcare, tra due ali di tifosi festanti, negli aeroporti e stazioni di Milano, Torino, Napoli, e Firenze, i vari Lavezzi, Calleri, Gundogan, Kramer, Herrera, e Lisandro Lopez, convinti che questo sarebbe stato solo un antipasto. Ci ritroviamo, invece, a dover abbozzare una smorfia di fronte ai dimessi ritorni nella Serie A di Tino Costa, Zarate e Boateng, ed un simpatico sorriso per il figliol prodigo granata, Ciro, che è l’ unico Immobile che si è mosso davvero.

L’unico modo che ha di consolarsi, chi si appassiona ogni giorno per le vicende di calciomercato, è cogliere quei segnali positivi che vengono da alcune operazioni di investimento sui giovani che, la solita lungimirante Juventus, ha sottoscritto nei giorni scorsi, accompagnata, in parte, dai propri fidi scudieri di Sassuolo. Tutto sommato, vedere i nomi di Sensi e Mandragora, rubare la prima pagina dei quotidiani specializzati ai più altisonanti top player internazionali, ci somministra una flebo di entusiasmo e speranza così efficace da farceli già sognare novelli Verratti, che scorazzano, dipingendo calcio, sui campi italiani, senza dover emigrare con la valigia di cartone per riempirla di petroldollari francesi.

Anche il Napoli, improvvisamente contagiato da questo virus di sana ed italica linea verde, poco prima di Natale, ammirando da avversario l’ atalantino Grassi, sembra aver deciso di impegnarsi su questo sentiero strategico, catapultando, con insospettato coraggio, il longilineo centrocampista pupillo di Mino Favini, direttamente al San Paolo per sostituire alla bisogna Hamsik o Allan.

Allora, considerato che, per il momento, nei saloni delle trattative di Milano, non rimbombano ancora colpi fragorosi, ci dedichiamo, con immenso piacere e rinnovato entusiasmo, a radiografare questi tre talentuosi ragazzi, di cui uno è cresciuto davanti ai miei occhi.

Stefano Sensi (1995), formatosi nel Cesena e specializzatosi a San Marino, quando lo vedi predicare calcio e dettare i tempi di gioco della squadra di Drago, ti stupisce per la personalità con cui sa governare i suoi ultrasensibili piedi sia sul corto che sul lungo. Giostra nel cuore dell’ azione fraseggiando con eleganza e intensità, ma quando alza la testa il suo lancio lungo, descrive una calibrata parabola che raggiunge sempre con precisione il proprio compagno. Sa intuire sempre dove si sviluppa il gioco, arrivandoci per primo e libero da marcatura. Per il suo baricentro basso, e le caratteristiche tecniche, in alcune movenze la somiglianza di Sensi con il fuoriclasse abruzzese del PSG è addirittura imbarazzante, tanto da far pensare ad un clone. L’impressione che Sensi genera subito in chi lo vede giocare è quella di essere davanti ad un predestinato campione.

Rolando Mandragora (1997), napoletano verace svezzato nella gloriosa fucina partenopea della Mariano Keller e sviluppatosi nelle giovanili del Genoa, per uno strano scherzo del destino, dopo le prime apparizioni in Serie A con il Grifone, è stato inviato proprio a Pescara, dove Verratti ha giocato, in Serie B, le sue uniche partite in Italia. Mandragora è un longilineo mediano mancino in possesso di tanta qualità, ma anche capace di intercettare tanti palloni, grazie alle sue spiccate doti di interdizione e recupero palla. A Verratti somiglia poco, ma si fa apprezzare come un centrocampista moderno in possesso di entrambe le fasi che caratterizzano il lavoro di chi staziona a metà campo. Queste sue peculiarità, unite alla sua bastante fisicità lo rendono un giocatore di sicura prospettiva, pronto in poco tempo anche per livelli importantissimi.

Alberto Grassi (1995), come Daniele Baselli, è un bresciano formatosi alla Accademia Favini. Un indiscutibile talento su cui scommettevano tutti, fin dai primi passi a Zingonia. Fin da allora e per sempre apprezzato dai tecnici di Coverciano, Alberto è una mezzala forte fisicamente, ambidestro, dotato di grande carattere e grinta. Nel Napoli di Sarri potrebbe giostrare, indifferentemente e con buoni risultati sia nel ruolo di Hamsik che in quello di Allan. Per il suo carattere allegro e sfrontato, è sicuramente in grado di reggere anche a quella grandissima pressione che, l’ appassionata e calorosissima tifoseria partenopea, esercita, a livello di aspettativa, sui propri beniamini. Nonostante giochi già stabilmente in serie A, Grassi ha margini di miglioramento enormi e grande volontà di migliorarsi, doti che gli permetteranno, alla scuola di un maestro come Sarri, di affinare delle ulteriori qualità, come quella di finalizzare in zona gol, che, al momento lascia solo intravedere.

“ERA GIÀ DELLA JUVE. MA HANNO BLOCCATO L’ACQUISTO DI QUESTO CAMPIONE” TUTTO SVELATO

Alessio Secco ha rivelato un aneddoto di mercato molto interessante riguardante uno dei giocatori più presenti nei grandi successi del Barcellona (e del Liverpool) dell’ultimo decennio.

Javier Mascherano stava per diventare un calciatore bianconero, poi l’improvviso stop alla trattativa che ancora oggi tormenta l’ex direttore sportivo della Juventus. “Il mio più grande rimpianto in bianconero? Mascherano, nel gennaio 2007, l’avevo preso: sarebbe venuto in prestito, anche in B. Poi però dalla società mi dissero che non si poteva, perché la proprietà del cartellino era un intreccio tra persone e società, e la Juve ha un codice etico. Lui si mise a piangere. Poi il Liverpool lo comprò senza problemi qualche mese dopo”.

LE ULTIME DA VINOVO

Con l’ausilio del sito ‘tuttojuve.com’, diamo un’occhiata alle news in arrivo da Vinovo.

POGBA – Leggero stato influenzale per il francese che oggi non ha preso parte all’allenamento, secondo ‘Tuttosport’ il numero 10 dovrebbe recuperare per la partita di Marassi

MARCHISIO – Il numero 8 sta lavorando sodo per tornare presto a disposizione di Mister Allegri. Il suo rientro è fissato tra poco meno di un mese. Prosegue il recupero anche Khedira

FORMAZIONE – A Marassi dovrebbe essere confermato il 4-3-3 di Manchester, con Hernanes regista. Dybala potrebbe prendere il posto di Mandzukic

L’ETERNO RITORNO DI BERLINO

Dopo ieri sera siamo finalmente coscienti di trovarci in un vortice in cui inizio e fine si congiungono all’infinito. Berlino è l’inizio, Berlino è la fine.  In mezzo una b minuscola,  di gran lunga meno prestigiosa, ma che è servita all’eterno ritorno della Juventus, che è l’unica cosa certa dell’esistenza.  Si potranno vendere i  Zidane, si potrà perdere qualche pezzo in Australia, India o giù di lì, si potranno stressare i Conte, ma il bianco e il nero ritorneranno sempre, e da ieri questo è ancora più chiaro.

L’eterno ritorno si è sublimato nella parabola del figliol prodigo: solo che stavolta si è presentato faccia pulita e armato, e ha fatto una macelleria messicana delle figurine dall’altra parte. Niente banchetto in suo onore quindi, anzi, la prossima volta esulta, caro Alvaro, che i fischi del Bernabeu valgono di più di una standing ovation quando esci dal campo.

Per il resto hanno  provato a schiacciarci ma oramai subiamo di tutto senza batter ciglio, tanto che il buon Max nel secondo tempo per poco non se la porta a casa; ma si sa, le vittorie imperfette sono le più belle.

Ieri non è stata la vittoria della squadra, che ora ha ben 2 finali in pochi giorni da disputare, ma della società, che dovrebbe mandare alcuni suoi dipendenti in giro per l’Italia (e non solo), cancellare le lavagnette di pseudo-allenatori colorate di blurossogialloverde e piene di schemi, fatturati, budget e scriverne solo una di parola, a caratteri cubitali, PROGRAMMAZIONE! Perché mentre noi si faceva l’impresa a Madrid, Dybala stava già decidendo se mettere o no l’idromassaggio nella sua nuova casa di Torino.

Adesso asse Roma-Berlino per far la storia ancora una volta, e non chiedetevi il perché o il per come, siamo da sempre destinati  ad essere quassù, anche quando in un pomeriggio afoso di 9 anni l’1-1 lo si strappava a fatica contro il Rimini.

LE TEORIE DEGLI ANTIJUVENTINI SMENTITE PUNTO PER PUNTO. CONDIVIDERE PER RESISTERE

Alla fine il momento tanto atteso è arrivato. Gli antijuventini hanno aspettato un anno intero, ma ecco finalmente che per fortuna è arrivata una partita arbitrata male che ha in qualche modo favorito la squadra di Allegri. Sui media e sui social si è scatenata una vera e propria campagna di odio che probabilmente non ha eguali nemmeno nella lotta al terrorismo. Siamo quasi certi di poter dire che le offese riservate all’Isis siano molto minori di quelle riservate in questi giorni a Bonucci per la presunta testata (mai avvenuta in realtà) all’arbitro Rizzoli. Abbiamo pensato a un piccolo manuale per la lotta contro gli antijuventini. Lotta verbale e dialettica che deve vedere gli juventini di tutta italia pronti a contrastare i facili e beceri commenti di chi di calcio purtroppo capisce poco.

1. Questo campionato è stato falsato dagli errori arbitrali a favore della Juve?
FALSO. Questo campionato è stato uno dei meglio arbitrati in assoluto e la Juventus non ha beneficiato praticamente mai di particolari aiuti. A dimostrazione di ciò vi proponiamo la controclassifica di PaddyPower che tiene il conto dei torti e dei favori decisivi in tutte le gare di campionato premia ancora la Juventus.

2. Bonucci ha dato una testata all’arbitro Rizzoli
FALSO. E’ solo un’illusione ottica dettata da un fermo immagine sapientemente catturato per far sembrare le cose molto peggio di come sono andate. Comunque Bonucci per queste animate proteste è stato giustamente ammonito e per questo salterà la prossima gara con l’Empoli.

3. Solo i giocatori della Juventus possono protestare in maniera arrogante con l’arbitro senza essere espulsi
FALSO. In generale gli arbitri tendono ad essere permissivi con tutti i grandi giocatori e con tutte le grandi squadre. La legge dovrebbe essere uguale per tutti, è vero, ma non sempre è così. Ma questo capita a tutte le grandi squadre e con tutti i grandi giocatori. Vi proponiamo le proteste di alcuni giocatori che possono permettersi qualcosa in più degli altri.

4. La Juventus storicamente è aiutata dagli arbitri
FALSO. per tre ragioni:
a)Se davvero esiste una sudditanza psicologica esiste verso tutte le grandi squadre. Vi proponiamo a titolo esemplificativo la prima classifica senza errori arbitrali trovata digitando su google classifica senza errori arbitrali del periodo del dominio interista (2008-09, Mourinho in panchina). Quella che abbiamo trovato è redatta dall’osservatorio sugli errori arbitrali e risale al mese di marzo. L’Inter secondo questa graduatoria avrebbe ottenuto ben 11 punti frutto di errori dell’arbitro.

1ª: Milan 53 (+5) 2ª: Fiorentina 51 (+5) 3ª: Juventus 50 (-3) 4ª: Inter 49 (-11) 5ª: Genoa 46 (+1) 6ª: Roma 45 (+1)

Ovviamente la Juventus che ha vinto quasi il doppio degli scudetti delle inseguitrici tende ad essere spesso nel novero delle squadre più rispettate. Ma si può dire che questi “favori” vanno meritati sul campo domenica dopo domenica. Se il Napoli o la Roma cominciassero a vincere regolarmente lo scudetto di sicuro finirebbero per trovarsi ai primi posti anche nelle classifiche delle squadre più aiutate.

b)Il problema delle polemiche sull’arbitraggio è che non c’è appello, anche se una squadra è nettamente più forte dell’altra e avrebbe sicuramente potuto vincere lo stesso la partita spingendo di più nel resto della gara. Pensiamo a Palermo-Napoli di una settimana fa vinta dai partenopei grazie a un rigore che per molti osservatori è stato più che generoso e ha deciso il risultato finale. Gli uomini di Sarri hanno rallentato e risparmiato le energie e la partita è finita così. Ma siamo davvero sicuri che gli azzurri senza quel rigore non sarebbero comunque passati in vantaggio contro una delle ultime in classifica? Beh, nelle discussioni da bar paradossalmente un rigore non dato diventa irrimediabile, soprattutto se c’è di mezzo la Juve.

c) Il terzo motivo per cui le squadre più forti sembrano spesso le più aiutate è perché riescono a sovvertire spesso i torti che vengono dimenticati, quando invece qualche svista le premia allora se ne parla. Prendiamo Bayern-Juve. E’ vero che i bianconeri hanno subito tantissimi torti, ma se a un secondo dalla fine avessero evitato di subire il pari nessuno si sarebbe ricordato di quegli errori e non sarebbe nata alcuna polemica. In campionato la Juventus subisce spesso dei torti, ma poi vince. Allegri e i suoi hanno vinto 19 partite delle ultime 20. Tante volte l’arbitro ha sbagliato ma la Juve ha vinto lo stesso e nessuno se lo ricorda più. Una squadra più scarsa ha matematicamente più possibilità di perdere una partita per colpa di un errore dell’arbitro. Chi vince sempre questa possibilità la annulla. Quindi si tratta di un meccanismo che sistematicamente premia le squadre peggiori.

5) La sentenza di Calcipoli ha determinato che la Juventus comprava gli arbitri.
FALSO. L’unico arbitro condannato, De Santis, è stato giudicato per due partite in cui la Juventus non era coinvolta (Lecce-Parma e Fiorentina-Bologna). Il condizionamento di cui si parla nelle sentenze è relativo ai designatori Bergamo e Pairetto, che hanno lavorato nel calcio italiano dal 1999 al 2005. In quegli anni la Juventus ha perso lo scudetto a Perugia, poi l’anno successivo è arrivata seconda contro la Roma di Nakata, per poi soffrire vincere soltanto nel 2002 col 5 maggio (in un anno senza polemiche arbitrali), nel 2003 con diverse giornate d’anticipo e nel 2005 (scudetto revocato insieme a quello del 2006 considerato sostanzialmente regolare). Insomma, nessuna compravendita di arbitri e neanche sorteggi pilotati.

6) Alla Juventus non fischiano mai falli e non danno mai cartellini.
FALSO. Il Napoli ha commesso 361 falli e ne ha subiti 367, la Juventus ne ha commessi 447 e subiti 477. La Juventus però ha subito ben 5 espulsioni, mentre il Napoli soltanto 1. Stesso discorso vale per i cartellini gialli 68 ai giocatori bianconeri, 53 agli azzurri. Significa che il Napoli deve fare 6,81 falli per prendere un giallo, mentre alla Juventus ne bastano 6,57. La statistica premia il Napoli in entrambi i casi, per non parlare della statistica sui rossi: uno ogni 361 falli per il Napoli, uno ogni 89 per la Juventus.